Cronaca nera
Novembre 29, 2007
Siccome a breve verrò accoltellata dalla vicina di sotto, un’ex modella polacca ormai passa e rinsecchita e dunque frustrata e in più leggermente schizofrenica, ci tenevo a salutarvi e a dare alle stampe le mie ultime comunicazioni.
Antefatto per i meno informati: ho passato gli ultimi 4 anni della mia vita comprando feltrini per le sedie all’ikea e camminando in punta di piedi per evitare che questo diavolo della tasmania con la tourette ci comparisse in mutande davanti alla porta lanciando insulti sgrammaticati in italiano misto inglese misto polacco, agitando le braccia scompostamente e attirando l’attenzione della palazzina tutta. Non sempre riuscivamo ad arginare il rischio, la colluttazione avveniva ormai di routine e poi tutto tornava alla normalità. I ritmi delle nostre giornate erano scanditi dai colpi di scopa sul suo soffitto, cui rispondevamo saltando a piedi uniti avanti e indietro per la casa, e da qualche madonna lanciata casuale nella notte dalla finestra.
Comunque, ora si è presa una diffida dall’avvocato perchè ha tentato di schiaffeggiare una mia coinquilina (schivandola e prendendo invece l’amico), dopo averle detto scuotendo il tavolo e lanciandole per terra il computer che da quando c’è lei non vive più, che è un’elefantessa di cento chili (ne peserà 50 quando mangia pesante e quella sera aveva pure mangiato il polletto, povera donna) e che io d’estate faccio i festini con dieci rumeni con gli occhiali da sole (questa è la mia preferita) e che noi non potevamo denunciarla perchè abitavamo lì illegalmente e avremmo messo nei guai il padrone di casa (ah sì? mah).
Insomma, siccome sappiamo tutti che la schizofrenia è un brutto male, ora mi toccherà tenere la mazza masai con cui si uccidono i leoni con un colpo secco fra gli occhi e lo spray al peperoncino accanto alla porta. Dovesse andare per il peggio, comunicatemi pure nei commenti cosa fra i miei beni materiali desiderate ereditare e darò disposizioni di conseguenza.
Vi amo tutti. TUTTI!
Ciao.
Perchè mi piace stare qui, pt.6
Novembre 28, 2007
Agenzia, ore 19.30.
Account: Devo passarti un brief.
Creativo: No, devo andare in bagno, è tardi e voglio andare a casa.
Account: Non me ne frega niente, vengo in bagno con te, mi siedo sul bidet e ti passo il brief mentre tu fai quel che devi fare!
Perchè mi piace stare qui, pt.5
Novembre 28, 2007
Gli altri (e incredibilmente, per una volta, io me ne sono ita prima) stanotte – o meglio stamattina hanno fatto le SETTE (7.00) in agenzia per preparare la presentazione Estathè, con menzione speciale per Chiara (account) la quale con i capi sarebbe partita per la Ferrero alle ore sette e trenta (7.30 AM).
Il tutto senza caffè, perchè erano finite le cialde il giorno prima, ne’ redbull. Ne’ stimolanti di altro genere, direi.
È record, è record!
Ora mi siedo, prendo il pop corn e aspetto che l’acqua trabocchi.
AH-AH!
Novembre 28, 2007
volevate escludermi ma alla fine l’ho avuta vinta! tiè!
già che vi prendete il mio nome nel titolo…poi devo chiedervi di farmi entrare nel vostro favoloso mondo fatato e glissate per mesi.
ora no! ora anche io potrò fracassarvi l’anima con le mie pene esistenziali! olè!
ma sto blog comunque è avantissimo…altro che il mio vecchio…
UAU!
E come dice la Cloud, diamoci alla venialità.
Oggi per sopperire ai miei scompensi emotivi ho acquistato un ulteriore paio di scarpe.
Sono la peggiore, cazzo.
Che bello…
Novembre 26, 2007
…ricevere un regalo (nello specifico, questa cosa meravigliosa)
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quando sei talmente rintronata dai due giorni appena passati da non avere nemmeno la testa per ringraziare per bene, a parte fare qualche faccia idiota in mezzo alla strada tra i borsoni.
E ieri sera ero talmente stanca che non ho neanche avuto la forza di giocarci, ma stasera nessuno mi toglierà la mia partita a SALTA PINGUINO!
Insomma
grazie Mirko
ti cuoro
P.s. Tra parentesi, in merito ai due giorni passati vorrei dire un <3 anche alle persone con cui, a lungo o fugacemente, li ho trascorsi. E anche alla Cloti, che oppressa da un soffitto e dalla spossatezza non è stata con noi.
P.p.s. Il MEI è un girone infernale
Perchè mi piace stare qui, pt.4
Novembre 23, 2007
Sempre tratti dall’illuminante 26,900 Lire, riporto gli imprescindibili Dieci Comandamenti del Creativo, che ci condurranno per mano lungo la tortuosa strada verso Cannes.
1)Un buon creativo non si rivolge ai consumatori, ma alle venti persone che a Parigi potrebbero dargli lavoro (i direttori creativi delle venti migliori agenzie pubblicitarie). Di conseguenza, ottenere un premio a Cannes o all’Art Directors Club è ben più importante che far guadagnare fette di mercato al proprio cliente.
2) La prima idea è sempre la migliore, ma bisogna sempre esigere tre settimane di tempo prima di presentarla.
3) La pubblicità è l’unico mestiere in cui si è pagati per fare peggio. Quando proponi un’idea geniale e il tuo cliente vuole rovinartela, pensa intensamente al tuo stipendio*, poi butta giù in trenta secondi una cagata sotto sua dettatura e aggiungi delle palme nello storyboard per andartene una settimana a girare il film a Miami o Città del Capo.
4) Arrivare sempre in ritardo alle riunioni. Un creativo puntuale non è credibile. Entrando nella sala dove tutti lo aspettano da tre quarti d’ora, il creativo non deve assolutamente scusarsi, piuttosto dire: “Buongiorno, posso dedicarvi al massimo tre minuti”. Oppure citare questa frase di Roland Barthes: “Non è il sogno che fa vendere, è il senso” . (Variante meno chic: citare “la bruttezza si vende male” di Raymond Loewy). I clienti si convinceranno di aver speso bene i loro soldi. Non dimenticate mai che i clienti si rivolgono alle agenzie perchè sono incapaci di produrre idee, che di questo soffrono e per questo ce l’hanno con noi. Ecco perchè i creativi devono disprezzarli: i product manager sono masochisti e gelosi. Ci pagano per umiliarli.
5) Quando non si è preparato nulla, bisogna parlare per ultimi volgendo a proprio vantaggio quello che hanno detto gli altri. In qualsiasi riunione è sempre l’ultimo che parla ad avere ragione. Non perdere mai di vista che lo scopo di una riunione è che gli altri si fottano.
6) La differenza tra un senior e un junior è che il senior è pagato meglio e lavora meno. Più sei pagato più ti danno ascolto, e meno parli. In questo mestiere, più sei importante e più ti conviene stare zitto, perchè meno apri bocca e più passi per geniale. Corollario: per vendere un’idea al DC (direttore creativo), il creativo deve SISTEMATICAMENTE far credere al DC che è stato il DC stesso ad averla. Per questo deve introdurre i suoi interventi con frasi del tipo: “Ho riflettuto a lungo su quello che mi hai detto ieri e…”; oppure: “Ho sviluppato la tua idea dell’altro giorno e…” o ancora “Sono tornato sulla pista iniziale e…”, mentre, naturalmente, è ovvio che il DC non ha detto niente ieri, nè ha avuto alcuna idea l’altro giorno e ancor meno ha aperto piste possibili.
6 bis) Altro modo per riconoscere un junior da un senior: il junior racconta barzellette divertenti che non fanno ridere nessuno, mentre il senior fa pessime battute alle quali tutti ridono.
7) Coltiva l’assenteismo, arriva in ufficio a mezzogiorno, non rispondere mai quando ti salutano, prendi tre ore di pausa pranzo, non farti mai trovare alla tua scrivania. Alla minima osservazione, rispondi: “Un creativo non ha orari, solo ritardi”.
8) Non chiedere mai a nessuno un parere su una campagna. Se chiedi il parere di qualcuno, rischi SEMPRE che te lo dia. E una volta che te l’ha dato, è IMPOSSIBILE non tenerne conto.
9) Ognuno fa il lavoro del suo superiore. Lo stagista fa il lavoro del copy che fa il lavoro del suo direttore creativo, che fa il lavoro del presidente. Più sei importante, meno sgobbi (vedi sesto comandamento). Jacques Séguéla ha campato vent’anni su LA FORZA TRANQUILLA, una formula di Léon Blum ripresa da due creativi della sua agenzia finiti nel dimenticatio. Philippe Michel è noto al grande pubblico per i manifesti DOMANI TOLGO IL PEZZO DI SOPRA, DOMANI TOLGO IL PEZZO DI SOTTO, un’idea del suo impiegato Pierre Berville. APPIOPPA tutto il tuo lavoro a uno stagista: se ti piace, te ne attribuirai il merito; se non funziona, sarà lui a essere licenziato. Gli stagisti sono i nuovi schiavi: non remunerati, passibili di ogni sopruso, licenziabili dall’oggi al domani, portatori di caffè, fotocopiatori a due zampe, usa e getta come i rasoi Bic.
10) Quando un collega creativo ti sottopone un buon annuncio, non mostrare assolutamente ammirazione per la sua trovata. Digli che è una merda, che è invendibile, che è roba vecchia, vista e stravista, o scopiazzata da una campagna inglese. Quanto ti porta un annuncio che fa cagare, digli “ottima idea” e fingiti invidioso.
Sì, è così davvero.
*(ndGaia: se penso intensamente al mio stipendio l’unica cosa che mi vien da fare è buttarmi giù dalla tromba delle scale, ma ho fiducia negli dei e in un futuro migliore)

Saluti!
Perchè mi piace stare qui, pt.3
Novembre 23, 2007

I’m only happy
Novembre 23, 2007

Gestazioni complesse.
Novembre 21, 2007
Premessa.
Il 23 dicembre duemilacinque arrivai con un paio di persone, a festa ormai finita, alla Locanda di Vigolo Marchese. Qualcuno ci aveva invitato a questo Post-it party e nonostante avessimo già fatto serata altrove – e qualunque posto è altrove da Vigolo Marchese, piantato nella campagna piacentina, cioè in mezzo al nulla per noi forestieri – ci prendemmo su da Colorno e andammo, senza un perchè, in questo nuovo posto, fra gente ancora sconosciuta. Era piuttosto tardi, la gente stava già iniziando ad andare a casa.
Nonostante questo siamo rimasti, abbiamo conosciuto gente, fatto cose, bevuto intrugli e salvato numeri di telefono – a posteriori direi in maniera avventata, ma tutto fa brodo.
E da allora, serata dopo serata, qualcosa mi ha legato quelle persone, tirando il filo via via sempre più spesso, facendo sì che in questi due anni diventassero alcuni degli amici a cui voglio un bene infinito, per i quali ogni settimana o giù di lì macinare chilometri e contribuire a pagare l’università ai figli del presidente della Società Autostrade non mi pesa per niente.
E tra queste persone c’erano anche questi mostri.
Insomma, tutto questo per dire che sono due anni che aspetto il disco di cui fa parte questo pezzo (parte anche della compilation 42 More Songs scaricabile da Rockit).
Che è incredibile.
Che sarò anche di parte, ma l’ammirazione incondizionata che provo per quello che fanno non dipende dal bene che voglio loro, sarebbe così comunque. Il bene comunque non guasta, eh.
Questo disco è stato limato, cesellato, cullato e tenuto al caldo per tanto tempo, e sarà perfetto. E non vedo l’ora di sentirlo per bene, dopo i mille concerti in cui l’ho sentito in gestazione.
Conclusione: amateli. Mio cugino una volta non l’ha fatto e ha perso due dita del piede.

I København Store secondo la 42Records:
“C’è un filo conduttore che lega la capitale danese (Copenhagen) a Piacenza. Un lungo filo composto da melodie algide, post rock da cameretta ed elettronica a bassa fedeltà. Il filo dei København Store, uno dei segreti meglio custoditi dell’indie tricolore. Nati come duo all’inizio del 2003 dopo un viaggio nelle terre del nord (ecco spiegato il bizzarro nome), con il tempo si sono evoluti allargando la formazione a più elementi e coinvolgendo prestigiosi ospiti. Dopo due demo maggiormente improntati sull’elettronica, hanno riscoperto le chitarre virando verso un post rock sfumato e dalle inedite sfaccettature. Nella loro musica convivono molte anime. Come se i Mùm fossero stati chiusi in un stanzetta con i cLOUDDEAD ed i Goodspeed You!Black Emperor. La loro dimensione ideale è quella dal vivo, i loro show improntati sull’energia e la rarefazione dei suoni e delle atmosfere, li hanno fatti diventare un piccolo culto. Dopo numerosi tour e concerti in compagnia di nomi del calibro di Mono (la “gloria” del post rock giapponese), Giardini di Mirò, Apse, Solvent, Popolus e Disco Drive, si preparano a pubblicare l’atteso album d’esordio. Uscita prevista febbraio 2008 per la neonata 42 Records. L’album, prodotto da Giacomo Fiorenza (Moltheni, Yuppie Flu, Giardini di Mirò, Marco Parente, Offlaga Disco Pax) si avvale della prestigiosa collaborazione di nomi importanti della scena indie italiana. Sfilano infatti, una dopo l’altra, le voci di Alessandro Raina (Giardini di Mirò, Noorda, Amor Fou), Jonathan Clancy (Settlefish, A Classic Education), Fabio Campetti (EdWood) e Simone Magnaschi (Stinking Polecats). La scelta di non avere un vero e proprio cantante sottolinea l’aspetto eclettico e cangiante della scrittura del gruppo, la natura estremamente varia delle composizioni e la voglia della band di non cristallizzarsi in nessun genere e canone.”
I København Store secondo Nicola Curtarelli:
“Secondo me i k.store sono fichi perche si vede che cioè..prendi sul palco..fisci si vede che sono 4 ragazzotti che si vogliono bene..
Adesso io non so poi come fanno … però mi sembra uno di quei gruppi che tra qualche anno si troveranno come i vecchietti a guardare le ruspe che fanno le buche in centro
cioè fisci’ spaccano… “
La lunga gestazione secondo il gruppo:
“Ci abbiamo messo quasi 2 anni… nel mentre siamo ingrassati e diventati interisti… ora tocca a voi ..!!!”
E insomma, bando alle ciance.
Sabato e domenica presentano il disco al MEI a Faenza – ma non suonano, perchè sono snob: disco in anteprima solo al banchetto dell’etichetta.
Per chi non la conoscesse ancora (la peste vi colga) dal loro myspace ascoltate anche PostCore. Oggettivamente, una delle canzoni più fiche degli ultimi tre secoli.
P.s.: Non fosse abbastanza chiaro, la prima parte del post è lì solo perchè volevo scrivere una dichiarazione d’ammmore a tutti quanti voi figli dei pisarei. Grazie per avermi adottata, vi cuoro.
“Perchè non dici niente?”
“Quando non dico niente è buon segno: significa che mi vergogno. Quando mi vergogno è ottimo segno: significa che sono confuso. Quando sono confuso, è ottimo, ottimo segno: significa che mi sto innamorando. E quando m’innamoro è pessimo segno.”
Frédéric Beigbeder, 26,900 Lire
Ti solleva trovare, in un romanzo marcissimo – e dunque veritiero oltre ogni dubbio – sul mondo della pubblicità, cinque righe morbide e precise che, effettivamente, non te l’aspetti e t’inchiodano.
La canzone del giorno!
Novembre 19, 2007
Insomma quella che, scoperta da tre giorni grazie a un collega, canto in macchina a squarciagola agitando le mani e facendo headbanging ecc. ecc. (ma sempre nel rispetto delle norme di sicurezza stradale – tranne in autostrada quando c’è buio che tanto non mi vede nessuno)
À vous:
Sunset Rubdown – Random spirit lover
Novembre 17, 2007

Questa recensione – che non è una recensione – non è per tutti.
Anno del signore 2005.
Sotto Sub Pop, e con la produzione di nientepopodimeno che Isaac Brock dei Modest mouse, esce quello che sarebbe stato, a detta della maggior parte degli indiebloggers del tempo, uno dei migliori dischi di quell’anno, e non solo. Si chiama Apologies to the queen Mary, e a suonarlo sono i Wolf parade, band canadese capeggiata dal tastierista/voce Spencer Krug. Tuttavia, proprio in quell’anno fanno capolino dalle stesse terre nordamericane certi Arcade fire, che con il loro Funeral adombrano completamente il (capo)lavoro suddetto; i due gruppi infatti condividono alcune sonorità, e va da sè che i Wolf parade diventano una sorta di fac-simile e cadono nel gigantesco dimenticatoio dell’indie di nicchia che non riesce a far breccia. Non per niente i Wolf Parade si formano nel 2003 proprio per un invito rivolto dagli stessi Arcade fire a Krug per aprire i loro concerti nel Us kids know tour.
Peccato che in molti, in troppi, non abbiano allora capito l’enorme diversità che caratterizza i due lavori citati: Funeral è una produzione corale, frutto di un collettivismo musicale, mentre Apologies… è la creatura di un singolo genio, dalle cui tastiere sgorgano intrecci azzardati ed a volte improbabili, ma profondi da lasciare segni indelebili. Si, la mente, ed anche la voce tremante di Spencer Krug è fatta di tasti bianchi e neri che si fondono e sparano senza filtri.
E a prova di questo, scopro un anno più tardi Shut up, i’m dreaming di Sunset Rubdown, seconda uscita per il progetto semi-solista dello stesso Krug in cui fuoriesce in tutta la sua potenza il suo genio creativo, nel bene per alcuni e nel male per molti. Ma non è finita qui, visto che Krug è anche parte integrante del trio Swan Lake (insieme a Carey Mercer – Frog Eyes -e Daniel Bejar – Destroyer, The New Pornographers -) e dei Frog Eyes.
E così arriviamo ai giorni nostri, in cui esce Random spirit lover , che conferma la spaventosa produttività di Krug e il fatto che Sunset Rubdown è ormai diventato, con 3 album ed 1 EP all’attivo, il progetto di punta del musicista di Montreal. La ricetta non cambia di una virgola, anzi si arricchisce nella stessa direzione, con immagini sempre più psichedeliche e atmosfere fantastiche, nel vero senso del termine. Le note e la voce di Spencer creano veri e propri mondi alternativi, in cui il reale e l’onirico si fondono; si passa da temi simil-celtici a isteriche escursioni elettriche, da melodiche fanfare carnevalesche a ballate compassate. I testi disegnano immagini potenti e surreali, con personaggi che sembrano uscire da un quadro di Hieronimous Bosch.
Se ne astengano i patiti della melodia a tutti i costi e dei coretti alla Arcade fire. Si tratta di esperienza sonora, non di semplice produzione discografica. Si tratta di una esperienza personale e intima, non adatta alle corde emozionali di tutti.
Si tratta, soprattutto, di uno dei pochi geni, musicalmente parlando, degli anni 2000.
–> (mp3) Sunset Rubdown – Up on your leopard, upon the end of feral days (From Random spirit lover)
Sunset Rubdown – Stadium and shrines II , live in Chicago
L’ultimo arrivato # 2
Novembre 16, 2007
No, non ha fatto una cover di Umbrella (ma non è detta l’ultima parola).
E, purtroppo, non ha neanche un gabbiano impagliato ad accompagnare le sue performance (ma anche qui, non ci giurerei).
Fatto sta che è svedese, pure lui.
Boy Omega sarà al Vibra della nostra(mia) bene(male)amata Modena, domani sabato 17 novembre 2007.
La notizia la leggo oggi sul sito del locale stesso, fiducioso di trovare una qualche interessante novità che mi possa scrollare di dosso, come è avvenuto egregiamente nelle ultime settimane (e negli ultimi anni ing enerale) la fatica o meglio l’apatia forzata della settimana. Perchè il Vibra non è l’Oasis, come qualcuno ha giustamente detto, ma almeno è qualcosa, e ci si conosce tutti.
E guarda te chi trovo? questo baldo giuovine (inizio a usare espressioni Gaiesche, e me ne preoccupo) che non conosco, con all’attivo ben 3 album, e che alla prima traccia ascoltata mi lascia già come un bambino quando dal pullman della colonia estiva inizia a intravedere le montagne russe di Mirabilandia.
Subito mi è venuto in mente Bright eyes,e forse un pizzico di Ed Harcourt, ma è troppo presto per giudicare.
Saluti