[Passatemi questo momento di sconforto.]
Marzo 31, 2008
By my side
You’ll never be
By my side
You’ll never be
Cause I’m fake at the seams
I’m lost in my dreams
And I
I want you to know that I can’t let you go
And you’re never coming home againBy my side
You’ll never be
By my side
You’ll never be
You’ll never beI wanted to tell you I’d changed
I wanted to tell you that things would be different this time
I see you
You see me
Different
I see you
You see me
DifferentlyYou tell me that you love me but you never want to see me again.
Unkle Bob – Swans
Qui.
ABC
Marzo 25, 2008
Io amo i libri pop-up. Amo anche la tipografia. Potrei non amare questo?
Settimana scorsa: København Store e Annie Hall al Kroen di Villafranca (VR). Una meraviglia. Per trovarlo abbiamo dovuto cercare il muschio sui tronchi degli alberi e seguire le costellazioni, ma poi è stata una soddisfazione.
Il che mi ha fatto pensare che potrei sfrattare – diciamo, dislocare – i miei e aprire un locale in casa mia in campagna. Dove però, giuro, non mancherebbe mai il ghiaccio. E neanche il martini. Anzi: concerti sfiziosi, caminetto, salame e vin brulè. Bella, no? Mi sento già più bucolica e imprenditoriale!
Comunque, la serata è stata ottima, il posto era bellino, pieno di divani sfondati di grande comodità, e la gente deliziosa – a parte il fatto che c’eravamo praticamente solo noi e un cactus. La Lupi ha ancora una volta dimostrato di essere la regina del focolare preparando un carico di muffins fluorescenti molto apprezzati – ma al momento ancora sospettati di aver avvelenato il batterista degli Annies (fortunatamente i sintomi si sono manifestati a concerto terminato). Il Ris sta indagando.

La mattina dopo alle 10, molto contrariati, eravamo già per strada: dopo una breve visita al castello di Villafranca (che in realtà non esiste) abbiamo convenuto che il paesino non avrebbe offerto altre attrattive oltre alla panzerotteria della signora Paola, che ha rallegrato i nostri tassi glicemici la notte prima con un carico di fritti che avrebbe abbattuto un plotone, e ci siamo diretti a Verona.
Abbiamo scarpinato con gioia tutto il pomeriggio, abbiamo visitato tutti i luoghi di rito, siamo stati tentati da un torneo di Sćianco e dalla pesca sull’Adige e pieni di buoni propositi per mille altre gite fuori porta abbiamo fatto ritorno a Milano accolti da una furibonda tempesta di grandine.
Questo finesettimana sono rimasta sotto carica per 72 ore tra letto, telefilm e letture sconvenienti, e mi sento pronta per nuove mirabolanti avventure, partendo da questa sera: Shout Out Louds non so dove. Al Summercase sono stati ottimi, nonostante abbiano suonato in un forno da pizza, e dunque sono ottimista. Ho proprio bisogno di un concerto che ci regali un po’ di giuoia, anche in vista degli Editors di venerdì: sono già commossa.
tanti saluti
io
Being Emo is not fair
Marzo 14, 2008
Messico: metallari e rocker si scagliano contro i gruppi di “emo”, 24 arresti, 4 feriti. Come comunicato da La Crónica de Hoy centinaia di metallari, “skate punk” e rocker hanno unito le forze per ripulire il centro della città di Querétaro, Messico, dai gruppi di giovani emo che erano soliti ritrovarsi in centro.
Lo staff del Sottomarino Giallo è molto gentile.
Marzo 10, 2008

Questo blog è morto, viva questo blog!
Tra le notti in agenzia, le notti a bighellonare e la terapia del digiuno che sto stoicamente portando avanti (a parte qualche cedimento prontamente tamponato), nell’ultimo mese non ho avuto molte energie a disposizione per scrivere qui su le mie solite stupidaggini. Tuttavia per la gioia dei miei 138.000 appassionati lettori riporterò qualche appunto sparso e non richiesto sul mese appena trascorso.
Venerdì sono finita al Sottomarino Giallo con la Lupi, dove non ero mai stata (mea culpa, ma se al fine settimana non me ne vado ad almeno 150 km da Milano mi viene la dermatite – difatti sabato sono stata all’Estragon, purtroppo per una delle serate più dolorose degli ultimi tempi, per colpa dei Baustelle e dei miei tacchi).
La serata ci ha regalato molti momenti ilari, nonostante il set vagamente soporifero di Fare Soldi e i personaggi molesti che se la viaggiavano in pista, cassiera con le zinne al vento compresa. Tra parentesi, erano almeno tre secoli che non sentivo qualcuno approcciare con “Ei, il mio amico dice che sei molto carina e che è innamorato di te”. Sì, anch’io.
In ogni caso, lo staff del Sottomarino è proprio gentile. L’omino che stava alla porta della toilette era così cortese e sorridente che sarei andata a casa a fargli una torta di mele. Persino il marcantonio che stava all’ingresso non ti imponeva di lasciare dentro il bicchiere con intervento a gamba tesa o prendendoti per le orecchie, ma te lo chiedeva. I baristi capivano al primo colpo redbull invece di lemon e persino l’addetto al guardaroba non ti lanciava le cose in faccia ma addirittura salutava e ringraziava. Dico, SALUTAVA e RINGRAZIAVA! L’avrei abbracciato.
Si riusciva persino a fumare, di sotto. Viva questo posto!
Il giorno dopo, appunto, sono andata all’Estragon. I Baustelle come sospettavo sono stati particolarmente impalati e monotoni, tranne nella coda di Baudelaire, in cui si sono lanciati in un paio di minuti di pseudoimprovvisazione semi-elettronica molto ben riuscita e mi hanno fatto pregare per un attimo che continuassero così per il resto della serata, ma le mie preghiere raramente vengono ascoltate, dunque mi sono riappollaiata sulla transenna in attesa di giorni migliori. Una canzone sola volevo sentire, UNA (Gomma), e me l’hanno fatta solo per metà. Grazie, eh.
Dopo il concerto (quando avevo già due dita del piede addormentate per colpa degli stivali ed ero già pronta a svenire in macchina) è iniziato un meraviglioso dj set di revival del ‘94 massimo ‘95, avanguardia pura, molto apprezzato da tutti i maragli di Bologna e provincia che sono accorsi a frotte – compensando la fuga dei sopravvissuti al concerto – per ballare i Fratellis e gli Oasis come fosse l’ultimo giorno. Quindi perchè non rimanere? Esatto, PERCHÈ? Me lo sono chiesta per le successive 2 ore, senza risposta. L’approccio che ha vinto la medaglia d’oro di questa serata invece è stato quello di un nano malefico che per 20 minuti mi ha parlato di Veltroni, Berlusconi e di quanto io fossi gioiosa e solare, PROPRIO COME IL MIO NOME! (che novità), quando evidentemente in quel momento ero gioiosa e solare come un barile di acido muriatico. Inutile dire che mi ha conquistata senza neanche passare dal via. Ad incorniciare il tutto, quando ormai ero stremata dal dolore, la notizia che non saremmo andati via prima di un’ora (eh già, era TROPPO divertente). Ho messo piede in casa alle cinque maledicendo tutti i santi.
Procedendo a ritroso, il 5 marzo siamo accorsi (letteralmente: ci fosse una volta in cui possa uscire da questo buco malefico in tempo per fare quel che voglio) dai København Store al Magnolia, che hanno suonato con gli Amor Fou. E ho potuto ascoltare We came down from the north finalmente e finemente eseguita dal caro Raina, commuovendomi profondamente.
Il venerdì prima siamo stati al Covo, per i Tiger! Tiger!, che sono tanto piacevoli e carichi dal vivo quanto maffi in registrazione. Una bella sorpresa; suonano all’Arci Joe’s di Fidenza questo sabato, e se non riuscirò ad andare a Verona a sentire gli Annie Hall insieme ai K-Store (all’Arci Kroen – maledetti arci – di Villafranca) ci farei volentieri un salto. Oppure farei volentieri un salto anche a Torino, dove mi è stata promessa una festa a tema pimp e puttane in cui ci si recherà in loco su un Hummer da 25 posti. Come resistere. Non so se posso perdermi una cosa così vergognosamente tamarra… dovrò attrezzarmi e cercare qualche dentiera finta piena di brillantini e un costume da Lil’ Kim.
A proposito di Annie Hall, posso solo dire una cosa: sono meravigliosi. Sarà la mia recente perversione per l’accento del nord-est, ma alla Casa 139 il 28 febbraio me li sono goduti come pochi, ero rapita: e non vedo l’ora di rivederli di nuovo. Speriamo.
Ho finito, andate in pace.
