Lo so, i Canadians non mi sono mai piaciuti molto. Ho sempre snobbato i loro concerti dopo averli visti una volta, l’anno scorso, a Villa Serena. Che suonassero o meno in una qualche serata mi era indifferente. Ed è così anche per voialtri, a quanto dite.
Tuttavia, sento il bisogno di condividere con il mondo intero la canzone più bella, gioiosa, amorevole, arcobalenata, spiaggiosa e felice che abbia sentito in molti mesi. Che incidentalmente è anche dei Canadians.
Soon soon soon è già canzone dell’estate ancor prima che l’estate inizi, per me. È meravigliosa. Sembra di essere in OC ma senza la droga e i drammi da psicofarmaci. Sembra di essere a un pigiama party coi Beach Boys. Ascoltarla 36946 volte al giorno è la norma da un paio di settimane, e non do segni di cedimento.
Mi sa che al prossimo concerto ci vado.
Part of the weekend sometimes dies -
Maggio 28, 2008
GoGallery ritorna per la nuova stagione con l’evento più esclusivo e più eccitante di sempre! [...]
Sì, di sempre. Anche del futuro.
Può definirsi un successo un evento in cui sono presenti più (sedicenti, insomma i soliti) fotografi che avventori? (E in cui, cosa che mi premeva ancor di più, dopo un’ora il vino bianco che servono non è più fresco ma giusto un brodino tiepido? Le vogliamo noleggiare due ghiacciaiette per quest’evento più esclusivo ed eccitante di sempre?)
In ogni caso il documentario dei Soulwax è fuffa.
Erano molto più divertenti i video diary dei tour delle Spice Girls.
(continuo a non vedere l’ora che sia sabato, comunque)
[Passatemi questo momento di sconforto.]
Marzo 31, 2008
By my side
You’ll never be
By my side
You’ll never be
Cause I’m fake at the seams
I’m lost in my dreams
And I
I want you to know that I can’t let you go
And you’re never coming home againBy my side
You’ll never be
By my side
You’ll never be
You’ll never beI wanted to tell you I’d changed
I wanted to tell you that things would be different this time
I see you
You see me
Different
I see you
You see me
DifferentlyYou tell me that you love me but you never want to see me again.
Unkle Bob – Swans
Qui.
buon anno
Gennaio 2, 2008
e vi dedico questa novella song…a mirko, alla gaia e a sgalla, anzi sgallaklubben.
ovviamente anche a tutti i lettori che oggidì mi chiesero chi fosse il gruppo dal nome impronunciabile.
p.s. volevo mettere il video coi peni pelosi, le tette e le altre immagini piene di doppi sensi, ma siamo in fascia protetta
P.S.: CREDO SIA CHIARO CHE TUTTI DOVREMO IMPARARE QUESTO BALLETTO, QUINDI NON PERDETE TEMPO IN COSE FUTILI TIPO LO STDUIO O LE INIEZIONI A PAZIENTI MORENTI
Sunset Rubdown – Random spirit lover
Novembre 17, 2007

Questa recensione – che non è una recensione – non è per tutti.
Anno del signore 2005.
Sotto Sub Pop, e con la produzione di nientepopodimeno che Isaac Brock dei Modest mouse, esce quello che sarebbe stato, a detta della maggior parte degli indiebloggers del tempo, uno dei migliori dischi di quell’anno, e non solo. Si chiama Apologies to the queen Mary, e a suonarlo sono i Wolf parade, band canadese capeggiata dal tastierista/voce Spencer Krug. Tuttavia, proprio in quell’anno fanno capolino dalle stesse terre nordamericane certi Arcade fire, che con il loro Funeral adombrano completamente il (capo)lavoro suddetto; i due gruppi infatti condividono alcune sonorità, e va da sè che i Wolf parade diventano una sorta di fac-simile e cadono nel gigantesco dimenticatoio dell’indie di nicchia che non riesce a far breccia. Non per niente i Wolf Parade si formano nel 2003 proprio per un invito rivolto dagli stessi Arcade fire a Krug per aprire i loro concerti nel Us kids know tour.
Peccato che in molti, in troppi, non abbiano allora capito l’enorme diversità che caratterizza i due lavori citati: Funeral è una produzione corale, frutto di un collettivismo musicale, mentre Apologies… è la creatura di un singolo genio, dalle cui tastiere sgorgano intrecci azzardati ed a volte improbabili, ma profondi da lasciare segni indelebili. Si, la mente, ed anche la voce tremante di Spencer Krug è fatta di tasti bianchi e neri che si fondono e sparano senza filtri.
E a prova di questo, scopro un anno più tardi Shut up, i’m dreaming di Sunset Rubdown, seconda uscita per il progetto semi-solista dello stesso Krug in cui fuoriesce in tutta la sua potenza il suo genio creativo, nel bene per alcuni e nel male per molti. Ma non è finita qui, visto che Krug è anche parte integrante del trio Swan Lake (insieme a Carey Mercer – Frog Eyes -e Daniel Bejar – Destroyer, The New Pornographers -) e dei Frog Eyes.
E così arriviamo ai giorni nostri, in cui esce Random spirit lover , che conferma la spaventosa produttività di Krug e il fatto che Sunset Rubdown è ormai diventato, con 3 album ed 1 EP all’attivo, il progetto di punta del musicista di Montreal. La ricetta non cambia di una virgola, anzi si arricchisce nella stessa direzione, con immagini sempre più psichedeliche e atmosfere fantastiche, nel vero senso del termine. Le note e la voce di Spencer creano veri e propri mondi alternativi, in cui il reale e l’onirico si fondono; si passa da temi simil-celtici a isteriche escursioni elettriche, da melodiche fanfare carnevalesche a ballate compassate. I testi disegnano immagini potenti e surreali, con personaggi che sembrano uscire da un quadro di Hieronimous Bosch.
Se ne astengano i patiti della melodia a tutti i costi e dei coretti alla Arcade fire. Si tratta di esperienza sonora, non di semplice produzione discografica. Si tratta di una esperienza personale e intima, non adatta alle corde emozionali di tutti.
Si tratta, soprattutto, di uno dei pochi geni, musicalmente parlando, degli anni 2000.
–> (mp3) Sunset Rubdown – Up on your leopard, upon the end of feral days (From Random spirit lover)
Sunset Rubdown – Stadium and shrines II , live in Chicago
Voila la chanson du jour.

Praticamente le pipette svedesi, solo probabilmente più brave e meno in pendant l’una con l’altra.
A dire la verità è la chanson di un mese fa ma ho trovato l’mp3 solo adesso…
Saluti
ma soprattutto
è venerdì!
olè
p.s. è ricomparso fausto! gioia e gaudio
When there’s nothing left to burn, you have to set yourself on fire.
Novembre 5, 2007
Un regalo, un walzer per amanti, per iniziare la settimana nell’ovatta e cullare il cuore.
O anche la canzone del giorno, per chi è abituato a riceverne.
Owen Pallett – Final Fantasy reinterpreta meravigliosamente Your Ex-Lover Is Dead, degli Stars (di nuovo e giuro, per caso): e ormai lo sanno tutti che quando sento gli archi io vado fuori di testa.