per chi non leggesse MAI il mio blog cloudintheocean, vi riporto le perle migliori qui.

ovviamente.

cronache dal Pop Circus

devo ammettere che4 l’inizio giornata non è dei più esaltanti: mi sveglio stanca e coi maroni girati, e col caldo assurdo di un weekend di inizio luglio non ci penso nemmeno a rispondere NO ad andare nella fresca milano per le 4 di pomeriggio.

ma la line up già scarna poco concede all’abbronzatura: alle 6 suona l’unico gruppo interessante e quindi si fanno su baracca e burattini e si parte per Le jardin au bord du lac.

arriviamo verso le 6 dopo una tappa in autogrill e due birre in lattina dalle marche più improbabili. ovviamente tempo di arrivare a linate erano calde.

costo di ingresso: 20 euro. che cista, ma anche no dato che le long blondes avevano dato forfait da mò.

costo per dissetarsi: 5 euro una birra. che ci sta, ma anche no, dato che a duecento metri il magnolia offre cocktails spezzagambe a soli 5 euri. sempre per non ricordarci del miami.

e 10 euro un cocktail. il che mi porta a ripensare a ciò che ho sopra scritto.

nemmeno l’acqua era consona a tasche di studentesse/stagiste squattrinate.

in ogni caso, decidiamo di evitare di bere a meno che non fosse vitale.

ma parliamo dei concerti.

le those dancing days hanno appena preso la patente probabilmente, e sembrano le sorelle minori delle Au revoir simone. a livello tecnico niente di strabiliante ma lei ha una bella voce, poi sono giovani hanno voglia di fare e soprattutto si nota che le prime a divertirsi sono loro. loro e io e la vale a sentire i commenti degli adolescenti butterati che ne urlavano di ogni. dal ti amo a belle fighe ad altro.

in ogni caso ecco i documenti fotografici di queste giovani donne dalle gambe ancora lisce, che potete trovare come sempre anche qui.

dopo l’unica performance per cui eravamo venute è giunto il momento dello svago:

si mangiano calippo ( a soli 3 euro!)

…si prende una birra deridendomi perchè le presenti nella fotografia sottostante sono tutte ree di essere tornate col loro ex moroso (tranne una che si salva giustificazione: semi-pausa…vero stella????)

ma io NON DESISTO. AH-AH tengo alta la fede delle single in barba a voi felici donne rifidanzate.

e ridendo e scherzando ci perdiamo un paio di gruppi, di cui tra parentesi non ricordo nemmeno il nome.

ma non perdiamo i Good Shoes. il cui cantante sembra il fratello minore di Jack Black. e il chitarrista il fratello minore di un Blur. in sostanza, più che pop circus quesata è una parata di piccoli sosia.

i good shoes iniziano instabili ma poi il concerto si rivela carino. ma tanto io e stella eravamo più impegnate in balletti veramente imbarazzanti durante l’intermezzo di cambio palco, di cui FORTUNATAMENTE non possiedo prove fotografiche.

sul volantino si affermava che verso le 8 ci sarebbe stato un lauto aperitivo che avrebbe saziato tutte le bocche poco capienti degli ossuti indie milanesi.

ma, carramba che sorpresa! quando il cibo è gratis anche le modelle di american apparel mangiano.,

e come se mangiano!

i vassoi si svuotavano con tanta rapidità che abbiamo iniziato a domandarci se non fossero semplici illusioni ottiche provocate dai morsi di zanzara cresciuta nell’idroscalo (che è notoriamente più grande, affamata e infame di una comune zanarina che trovi in provincia).

ma loa stella ha un foglietto su cui ha scritto IL NOME. ovvero, qualcuno che avrebbe dovuto farci diventare vips…ma il biglietto col Segreto non serve, dato che p’er diventare VIP basta soltanto sedersi ad un tavolino ed esclamare: “ah, è già finito tutto!”

che all’improvviso appare un omone il quale, probabilmente affascinato dalla Laura, ci fa portare un vassoio di pasta. solo per noi.

provvedendo ad allontare glialtri avvoltoi agghindati alla Morrisey e company.

ci sentiamo talmente vips da fotografarci e firmarci autografi a vicenda, addirittura a piedi scalzi

un documento della gioia della gaia che parla di argomenti vip al tavolo vip

e così ci troviamo a degustare focaccine alle acciughe e pasta al peperonicno.

maledetti.

cosa non fanno per farti bere.

ma! nonstante la bocca infuocata per almeno un altro quarto d’ora non si beve.

ma arriva anche il momento in cui tutti ci abbandonano per andare a parco lambro a sentire i Pelussje, ma avendo speso 20 euri io e la vale da lì non ci schiodiamo.

almeno i rakes dannazione.

almeno il djset dei New Young Pony Club.

nel mezzo ci incastro un’inverosimile intervista in inglese sul futuro della musica indie a milano…AH-AH! che novità dire che è soltanto una moda per rendersi ridicoli ed imbarazzanti.

le prove viventi pascolavano accanto a me: dal ragazzo imitante madonna alla donna poliziotta sexy (peccato non le si addicesse per nulla anzi), alla straalternativa dai collant strappati (UH_UUUUH) al tizio vestito a modi safari. peccato che il saphary festival fosse duecento metri indietro, al magnolia. e sarebbe stato in ogni caso ridicolo.

non contando insomma la classica sfilata di maschere carnevalesche ascoltiamo i The Rakes, assiema a Patrick 8collaboratore esterni) e un suo imabarazzante amico che sapeva soltanto dire “ma tu fumi? fumiamo?” e non si accorge nemmeno che delle inglesi strafatte ubriache gli si lanciavano addosso.

forse la sua unica occasione nella vita per toccare una donna perduta per del fumo. bravo locco.

beh insomma.

i rakes in tutto ciò mi fanno danzare e danzare, e nonostante lui si muova come il sorre, e si vesta esattamente uguale provocandomi spasmi di ilarità acuta, ho apprezzato il live e la simpatia delle sue battute con cui intratteneva noi pubblico saltellante.

e poi aveva una maglia I LOVE CATS per cui gli avrei stretto la mano. vediamo se farà moda tra i rimstai deglianni 80 milanesi

mentre le zanzare banchettano con i miei piedi nonostante una dose di aulin portataci da uno stuntman al tavolo fintovip il concerto finisce.

e inizia un’ignobile djset london loves. talmente bello e danzereccio che non aspettiamo nemmeno i new young pony club e scappiamo a casa.

con una domanda in testa: ma circus era per le attrazioni viventi che potevi fotografare ma non toccare?

Cara kate Moss, Glastonbury ci fa un baffo

Che fosse un mese piovoso era risaputo senza bisogno di dilungarsi. che il Miami fosse il primo weekend di giugno era risaputo da quando è stato inventato.

anche che i kobenhavn store iniziassero alle 8 era risaputo da giorni.

e allora mi chiedo. perchè, partendo alle ore 6 coi minuti contati, se ne devono aspettare altri 40 per una amica (di morosa di amico) che non arriva mai? e che si fa andare a prendere dall’altro capo della città facendoci perdere un’ora direi vitale per arrivare quasi in ritardo al concerto? perchè, mi chiedo, la puntualità è così un difetto grave che nessuno ha? comunque, non si sa come, grazie ad ale riusciamo miracolosamente a fare il tragitto autostradale in 20 minuti.

finchè appena entrati a milano (proprio sul cartello Milano km. 0) ci blocchiamo.

AH, LE CODE IN TANGEZIALE!

AH, L’EBREZZA DI ESSERE UNA MILANESE COME TUTTI COLORO CHE CI CIRCONDANO!

ma il cielo vuole che arriviamo all’ingresso del Magnolia alle ore 20.00. seconda canzone appena iniziata, e una corsa nel fango per arrivare sotto il palco. (cosa credete, devo fare le foto io!).

il concerto è stato uno di quelli degni di nota, e nonostante la pioggia che stava iniziando a cadere c’era abbastanza gente.

con gli a classic education è iniziata la nostra ODISSEA NEL FANGO…cosa ci interessa della piega perfetta ai capelli, cosa ci frega delle scarpe bianche, noi siamo donne implacabili e ci divertiamo senza inoprridire al primo capello fuori posto. alla faccia delle fichettine agghindate d’ogni ben di dio.

ma l’assenza di ombrelli si fa comunque sentire e per bere in santa pace ci rifugiamo (come avevano già ben pensato almeno altre 100 perosne) sotto il tendone dei banchetti, rimanendno incastrate a quello della CANE BAGNATO (nome che ben si addiceva alla situazione). abbiamo così modo di conoscere Gabriel Sternberg milanese cantautore, molto cordiale e gentile. e molto bravo. ascoltatevelo dal link please, non ne rimarrete delusi. noi abbiamo apprezzato moltissimo e siamo riuscite anche a fare compreare il cd a simone kstore. bel bottino per gabriel…5 cd in 15 minuti. e dato che ha il cuore d’oro ci ha anche fatto una piccola dedica a testa…secondo me ci ha prese per 3 ubriache moleste, ma credimi gabriel, non è così.

(in ogni caso vedete la foto sottostante: da sinistra: Gabriel, Simone e Gaia)

…non era così.

ma passiamo agli yuppie flu!

gli yuppie flu, grande amore di un paio di anni fa. grande ritorno sul palco, grandi emozioni dei grandi classiconi come Eyes of dazzling bride, Our nature, better than ever…insomma. meravigliosi. peccato per le nuove che non mi hanno entusiasmato. attendo però di sentirle in cd per capire se ero io da un’altra parte o meno.

meg la salto, anche perchè stavo assistendo a fantastiche scenette di cui vi posto il link ad una splendida foto di Ema!. ema, hai ragione, certe cose ci fanno porre fin troppe domande.

ma!

MA!

arriviamo al momento clù (e parla come mangi!) della serata…dopo una sculettante esibizione dei trabant (fighini, mai sentiti dal vivo ma meritano tutta l’attenzione che hanno): i Bloody Beetroots. io e la gaia aspettavamo di saltare scuotere la testa e muovere il braccino da almeno…ah ma cosa dico! è da dicembre che non vedevo l’ora di rivedere Bob Rifo e Tommy! (io cuoro i bloody beetroots).

non so quanto ho saltato, ma il sabato non sentivo le gambe, non so quanto ero scatenata, ma una tipa ci fotografava in continuazione e vorrei sapere dove sono finite quelle foto.

nel tutto arriva Giovanni dei Chewingum a regalarmi il suo cd, grazie…ah! mi dimentico della Tafuzzi records, il cui promoter ha fatto promozione solo credo a 5 persone tra cui me, la vale, la gaia e la marti.

comunque tornando ai Bloody, il djset è stato talmente travolgente che alle ore 4 il magnolia era ancora intasato, e sinceramente non so in quanti fossero all’interno per il reading di Emidio Clementi. alla fien del tutto salto al collo del BoBie dopo mesi di affetto arretrato, è bello rivedere le persone con cui hai lavorato per mesi e a cui ti eri affezionata un bel pò. proimessa di mantenerci di nuovo in contatto, mantenuta!

alle ore 4 e 30 ci troviamo io, Gaia e Laura di fronte all’ex Rolling Stones a mangiare una piadina col sottofondo di Gabriel Stenberg e circondate da centinaia di tamarretti di periferia dall’età media di 16 anni, in canotta e jeans larghi (gli ometti) e reggiseno, tacchi a spillo e culotte (le SIGNORINE).

poi lamentatevi che vi stuprano (scusate ma facevano paura, semrbavano un branco di puttane al palo 110 della tangenziale).

in ogni caso, è stato molto surreale sentire un pianoforte mentre fuori vedevi ragazzini col catenone e bambine strafatte.

Il sabato inizia molto lentamente, di fatto alle 5 stavamo pranzando. ma ero così cotta, così stanca e provata dalla sera prima, e sul Pertini i concerti erano talmente osceni che ben venga andarmene alle 11 con la marti e paolo.

da segnalare: The Calorifer is very hot! veramente HOt! inizio abbastanza lento, ma poi si riprendono e il concerto 8come il disco) è una favola! anche le loro magliette, peccato per l’assenza di taglie consone.

e gli Annie Hall, concerto decisamente migliore delle ultime volte che li ho sentiti!

dopo acquisti vari su banchetti (in particolare i Fake P di cui parlerò a dovere)…si torna a casa. con manicn (my awesome mixtape) ubriaco e molesto che fingeva di suonare il pianoforte sotto il mio naso.

e ripenso all’anno scorso, al festival della musica bella e dei baci, e non posso che mettere anche questa nel cassetto. dei bei ricordi, ovviamente.

adieu Miami, all’anno prossimo

(cara Kate Moss, come vedi non sei l’unica a fare moda nel fango)

le cronache di milano

Aprile 22, 2008

questo fine settimana ho ben pensato di immergermi nel mood “Salone del mobile”, che si è sempre riassunto nella mia mente con i seguenti fotogrammi:

-molti party con cocktails e musica da densfloor

-tanta creatività

-tanta gente tirata a lucido

ed in effetti le cose non sono andate molto diversamente: giovedi al Pig Party la gioventù nuravercarlettopastoriana si è radunata ai magazzini generali per spintonare allegramente nella fila cercando un metro cubo d’aria per imbottigliarcisi; e una volta dentro spintonare per raggiungere…beh. in realtà non credo che nessuno cercasse di arrivare a nulla dato che era una specie di flusso perpetuo in cui era impossibile fermarsi. fortuna che due rinunciatari in balconata ci hanno permesso di sopravvivere fermamente salde alla ringhiera. a parte il contesto della milano cool, i crookers e i 2many djs in un bel back to back ci hanno fatto sculettare ben bene, con la complicità di un paio di vodka e martini che non bevevo dall’alba dei tempi.grazie gaia, le serate con te non sono mai sobrie.

dopo un panino dal lurido “CON DENTRO TUTTO, TUTTO!!!!” -ma gaia, anche le cipolle e i peperoni?- “TUTTO!”, si torna a casa.

ma no. l’aver visto i party e la gente cool non mi è bastato, in fondo era un party della rivista per cerebrolesi Pig. non un vero party del salone del mobile. ergo, quando leggo della festa di chiusura del salone organizzata da esterni decido che forse questa è un’occasione ghiotta per respirare del design e della creatività spruzzata di modelle anoressiche e maschi gay.

dopo un viaggio in treno accanto a:

-la classica sedicenne che un genitore d’oggi non vorrebbe con mutande in vista (non scherzo, la gonna non le copriva proprio niente, nemmeno quelle cosce da gallina in brodo che si ritrovava) e reggiseno di pizzo all’attenzione di tutti, scarpe col tacco dodici. perfetta per uomini e donne insomma.

-il classico vecchio sbavoso che ogni votla che la classica sedicenne si alzava le guardava sotto la gonna

-l’italiano medio con maglietta di playboy e nell’ipod selezione di Elisa, Eros e Pussycat Dolls

-la ragazzetta hiphop col mac che temeva leggessi quel che stava scrivendo (cosa che sinceramente non poteva tangere il mio interesse nel modo più assoluto) quindi stava su itunes e alzava sempre di più il volume dei mattafix

insomma. dopo tutto ciò arrivo in milano, faccio un’oretta di viaggio sul tram (quelli vecchi che io adoro, se poi hai anche la colonna sonora giusta e c’è il tramonto di una bella giornata di sole la città sembra affascinante) raccolgo amica e collega destinazione via tortona, non prima però di raccogliere anche amici di collega e colleghi di amici di collega insomma. ci ritroviamo in dieci in un monolocale dove la questione da risolvere era se una maglia a maniche corte fosse troppo poco sotto un giubbotto di pelle: ci si appella come sempre a gaia la quale sfoggiava vestitino senza maniche scollato e collana con finto gigafiocco.

-gaia c’è freddo fuori?-

-macchè, ho il fiocco che mi copre!- per fortuna che c’è il fiocco.

dopo questa parentesi durata all’incirca mezz’ora ci ritroviamo a truppa tra i navigli dove si trovava parcheggiato uno yacht. uno yacht, proprio così. ma dannazione, uno yacht in mezzo al naviglio? ah già. ecco la creatività che stavo cercando!

nel mentre scopro che mangeremo qualcosa, al messicano. in questa via tortona che per me provinciale non significa nulla, ma che in realtà è il fulcro del salone del mobile. o almeno, uno dei tanti. faccio amicizia con i colleghi degli amici dei colleghi della gaia e predico piedi nelle fosse a destra e a manca, arriviamo ad un ponte che -a detta dei milanesi- ci porterà nel favoloso mondo del design.

peccato per la fila.

non ho mai agognato il primo scalino di un ponte così a lungo. ma successivamente, tra una fila per entrare in un negozio fichissimo e una fila per vedere dei tappeti (se così si potevano chiamare), inizio a prenderci gusto e a scoprire che anche le file possono diventare interessanti.

come le attese di tre quarti d’ora, e lo spintonare altra gente in attesa di un tavolo per andare in bagno, se poi innaffi la mia persona fisicamente provata di mojiti allora parlo a vanvera. credo di aver parlato molto a vanvera sabato sera, certo che ero convinta che mi si stava ascoltando mi stava SERIAMENTE ascoltando.

in ogni caso.

3 ore e 500 pannocchie dopo ci troviamo di nuovo nella notte milanese indecisi sul da farsi: esterni o tdk? o ddt? o csi? insomma…alla fine è via tortona 35. un luogo ameno pieno di divano a nido e a serpentina rossa, peccato che metà del gruppo era al numero 1. e che dopo 20 minuti i divani non sono più allettanti (tranne uno su cui a mio parere avrei dormito benissimo), a parte una cosa nera..credo un cerbiatto con delle perle al collo per esprimere desideri. che cosa romantica! altro che aladin e il genio della lampada!!!

ma questa festa piena di vips per la chiusura del salone?

ok. capisco che ci stiamo dirigendo alla macchina di un nuovo acquisto della comitiva per recarci al party, e non ci stiamo allenando per la maratona di milano nonostante i chilometri macinati (grazie signore, oggi ho deciso di mettermi comoda). e per addentrarci nel clima saliamo in 7 su una macchina: una performance per celebrare questa edizione del festival.

un vero peccato che alle ore 3.30 la festa fosse finita da un’ora e che l’unica cosa da fare era tornare mestamente a casa pensando al brunch domenicale (che mi ha definitivamente uccisa di diabete).

però ho una fantastica spilletta con la scritta : via tortona che mi servirà come monito per l’anno prossimo. quando tornerò e comodamente mi rimetterò in fila

in compenso questa settimana si torna a piacenza. la triste piacenza che per una volta si da una botta di vita e ospita ex-otago, canadians, my awesome mixtape, kstore, disco drive e chipiùnehapiùnemetta per il WELCOME TO THE JINGLE FESTIVAL, di cui non mi è permesso postare flyer pena lo strangolamento da parte di gaia.

però il mio appello è: io sarò la, chi mi ama mi segua!!!…(coffcoff)

questo è stile

Aprile 3, 2008

Photobucket

noi non ti conosciamo, ma sappi che ti stimiamo. 

(foto scattata il 8 /2/2008 al covo club, Bo)

ABC

Marzo 25, 2008

Io amo i libri pop-up. Amo anche la tipografia. Potrei non amare questo?

Settimana scorsa: København Store e Annie Hall al Kroen di Villafranca (VR). Una meraviglia. Per trovarlo abbiamo dovuto cercare il muschio sui tronchi degli alberi e seguire le costellazioni, ma poi è stata una soddisfazione.
Il che mi ha fatto pensare che potrei sfrattare - diciamo, dislocare - i miei e aprire un locale in casa mia in campagna. Dove però, giuro, non mancherebbe mai il ghiaccio. E neanche il martini. Anzi: concerti sfiziosi, caminetto, salame e vin brulè. Bella, no? Mi sento già più bucolica e imprenditoriale!

Comunque, la serata è stata ottima, il posto era bellino, pieno di divani sfondati di grande comodità, e la gente deliziosa - a parte il fatto che c’eravamo praticamente solo noi e un cactus. La Lupi ha ancora una volta dimostrato di essere la regina del focolare preparando un carico di muffins fluorescenti molto apprezzati - ma al momento ancora sospettati di aver avvelenato il batterista degli Annies (fortunatamente i sintomi si sono manifestati a concerto terminato). Il Ris sta indagando.

La mattina dopo alle 10, molto contrariati, eravamo già per strada: dopo una breve visita al castello di Villafranca (che in realtà non esiste) abbiamo convenuto che il paesino non avrebbe offerto altre attrattive oltre alla panzerotteria della signora Paola, che ha rallegrato i nostri tassi glicemici la notte prima con un carico di fritti che avrebbe abbattuto un plotone, e ci siamo diretti a Verona.

Abbiamo scarpinato con gioia tutto il pomeriggio, abbiamo visitato tutti i luoghi di rito, siamo stati tentati da un torneo di Sćianco e dalla pesca sull’Adige e pieni di buoni propositi per mille altre gite fuori porta abbiamo fatto ritorno a Milano accolti da una furibonda tempesta di grandine.

Questo finesettimana sono rimasta sotto carica per 72 ore tra letto, telefilm e letture sconvenienti, e mi sento pronta per nuove mirabolanti avventure, partendo da questa sera: Shout Out Louds non so dove. Al Summercase sono stati ottimi, nonostante abbiano suonato in un forno da pizza, e dunque sono ottimista. Ho proprio bisogno di un concerto che ci regali un po’ di giuoia, anche in vista degli Editors di venerdì: sono già commossa.
tanti saluti

io

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Questo blog è morto, viva questo blog!

Tra le notti in agenzia, le notti a bighellonare e la terapia del digiuno che sto stoicamente portando avanti (a parte qualche cedimento prontamente tamponato), nell’ultimo mese non ho avuto molte energie a disposizione per scrivere qui su le mie solite stupidaggini. Tuttavia per la gioia dei miei 138.000 appassionati lettori riporterò qualche appunto sparso e non richiesto sul mese appena trascorso.

Venerdì sono finita al Sottomarino Giallo con la Lupi, dove non ero mai stata (mea culpa, ma se al fine settimana non me ne vado ad almeno 150 km da Milano mi viene la dermatite - difatti sabato sono stata all’Estragon, purtroppo per una delle serate più dolorose degli ultimi tempi, per colpa dei Baustelle e dei miei tacchi).
La serata ci ha regalato molti momenti ilari, nonostante il set vagamente soporifero di Fare Soldi e i personaggi molesti che se la viaggiavano in pista, cassiera con le zinne al vento compresa. Tra parentesi, erano almeno tre secoli che non sentivo qualcuno approcciare con “Ei, il mio amico dice che sei molto carina e che è innamorato di te”. Sì, anch’io.
In ogni caso, lo staff del Sottomarino è proprio gentile. L’omino che stava alla porta della toilette era così cortese e sorridente che sarei andata a casa a fargli una torta di mele. Persino il marcantonio che stava all’ingresso non ti imponeva di lasciare dentro il bicchiere con intervento a gamba tesa o prendendoti per le orecchie, ma te lo chiedeva. I baristi capivano al primo colpo redbull invece di lemon e persino l’addetto al guardaroba non ti lanciava le cose in faccia ma addirittura salutava e ringraziava. Dico, SALUTAVA e RINGRAZIAVA! L’avrei abbracciato.
Si riusciva persino a fumare, di sotto. Viva questo posto!

Il giorno dopo, appunto, sono andata all’Estragon. I Baustelle come sospettavo sono stati particolarmente impalati e monotoni, tranne nella coda di Baudelaire, in cui si sono lanciati in un paio di minuti di pseudoimprovvisazione semi-elettronica molto ben riuscita e mi hanno fatto pregare per un attimo che continuassero così per il resto della serata, ma le mie preghiere raramente vengono ascoltate, dunque mi sono riappollaiata sulla transenna in attesa di giorni migliori. Una canzone sola volevo sentire, UNA (Gomma), e me l’hanno fatta solo per metà. Grazie, eh.
Dopo il concerto (quando avevo già due dita del piede addormentate per colpa degli stivali ed ero già pronta a svenire in macchina) è iniziato un meraviglioso dj set di revival del ‘94 massimo ‘95, avanguardia pura, molto apprezzato da tutti i maragli di Bologna e provincia che sono accorsi a frotte - compensando la fuga dei sopravvissuti al concerto - per ballare i Fratellis e gli Oasis come fosse l’ultimo giorno. Quindi perchè non rimanere? Esatto, PERCHÈ? Me lo sono chiesta per le successive 2 ore, senza risposta. L’approccio che ha vinto la medaglia d’oro di questa serata invece è stato quello di un nano malefico che per 20 minuti mi ha parlato di Veltroni, Berlusconi e di quanto io fossi gioiosa e solare, PROPRIO COME IL MIO NOME! (che novità), quando evidentemente in quel momento ero gioiosa e solare come un barile di acido muriatico. Inutile dire che mi ha conquistata senza neanche passare dal via. Ad incorniciare il tutto, quando ormai ero stremata dal dolore, la notizia che non saremmo andati via prima di un’ora (eh già, era TROPPO divertente). Ho messo piede in casa alle cinque maledicendo tutti i santi.

Procedendo a ritroso, il 5 marzo siamo accorsi (letteralmente: ci fosse una volta in cui possa uscire da questo buco malefico in tempo per fare quel che voglio) dai København Store al Magnolia, che hanno suonato con gli Amor Fou. E ho potuto ascoltare We came down from the north finalmente e finemente eseguita dal caro Raina, commuovendomi profondamente.

Il venerdì prima siamo stati al Covo, per i Tiger! Tiger!, che sono tanto piacevoli e carichi dal vivo quanto maffi in registrazione. Una bella sorpresa; suonano all’Arci Joe’s di Fidenza questo sabato, e se non riuscirò ad andare a Verona a sentire gli Annie Hall insieme ai K-Store (all’Arci Kroen - maledetti arci - di Villafranca) ci farei volentieri un salto. Oppure farei volentieri un salto anche a Torino, dove mi è stata promessa una festa a tema pimp e puttane in cui ci si recherà in loco su un Hummer da 25 posti. Come resistere. Non so se posso perdermi una cosa così vergognosamente tamarra… dovrò attrezzarmi e cercare qualche dentiera finta piena di brillantini e un costume da Lil’ Kim.

A proposito di Annie Hall, posso solo dire una cosa: sono meravigliosi. Sarà la mia recente perversione per l’accento del nord-est, ma alla Casa 139 il 28 febbraio me li sono goduti come pochi, ero rapita: e non vedo l’ora di rivederli di nuovo. Speriamo.

Ho finito, andate in pace.

Ragazza calendario

Febbraio 5, 2008

Vista la travolgente risposta alla richiesta di estrema unzione di poche righe fa, la legge morale che è in me mi impone di portare avanti questo prodotto imbarazzante, e lo farò con un bel post impermeabile: l’elenco dei prossimi fondamentali, imperdibili, attesissimi (…) appuntamenti dei prossimi giorni.

Questa settimana Milano la stitica offre - che io sappia - solo gli Efterklang, giovedì sera alla Casa 139.

Ma è venerdì sera che si concretizzeranno le lunghe consumanti attese di molti: al Covo i København Store presenteranno Action, please! disco bello, bello in modo assurdo di cui già parlai col cuore in mano qualche mese fa; in apertura, i Fake P (e lo so, il Veneto è la mia ultima perversione). Insomma, chi non viene ha la rucola fra i denti.

Domenica sera, aperitivo al Mattatoio di Carpi con i Trabant, la mia nuova dipendenza: speriamo di farcela.

La settimana prossima mi permetterà di accumulare ore di sonno di scorta per non crollare in catalessi al milionesimo salto con le braccia per aria venerdì prossimo, quando al Vox di Nonantola suoneranno per mia somma gioia i 2manydjs. Sono già eccitata. E nel contempo combattuta, perchè contemporaneamente e a pochi chilometri di distanza - al Kalinka di Carpi - suoneranno Les Fauves. I vostri eroi tenteranno la doppietta.

Per le prossime due settimane questo è quanto, non ricordo altro (a cui possa andare). Si accettano suggerimenti su come riempire le ore buche.

Molti baci

[update: domani sera suonano anche gli Ex-Otago al Garage di Sesto S. Giovanni. Potremmo anche andare a tirarci un po' su di morale!]

Stage Diving

Dicembre 31, 2007

Ecco, perfettamente in ritardo sulla tabella di marcia mi accingo ad esporre non i miei postulati sui dischi che questo 2007 ci ha donato, non dei superflui corollari riguardanti video, singoli, bandane o magliettine, bensì - come meglio mi compete - i miei ricordi sui concerti e le serate che più mi hanno giovato al cuore negli ultimi dodici mesi.

Menzione speciale per peso specifico meritano tre avvenimenti in particolare.

Il 22, 23, 24, 25 marzo una congiunzione astrale particolarmente favorevole e una imprevedibile concomitanza di disponibilità tra la Cloud, Pier e me + altri partecipanti a questo e quello hanno permesso questo spiedino di serate che ci sfidavano ai due lati dell’A1: LCD Soundsystem a Milano il 22; gli evitabilissimi Ladytron il 23 - ma non potevamo interrompere l’infilata, e poi a una serata al Covo nessuno dice di no; il 24 le Fave (e, bontà loro, i Canadians - è bastato solo questo live perchè tutti ci mettessimo una croce sopra: non dovevano essere molto in forma) ci aspettavano a Villa Serena; e il giorno dopo, domenica, ritorno con una certa fretta a Milano per gli Air all’Alcatraz, non dimenticando le tappe di Sassuolo (in cui pensavamo avessero rapito Garetti e Angelo dal cortile di casa) e Piacenza (per raccattare la Marti), ma soprattutto non dimenticando il diluvio universale che ci ha accompagnato da Modena a Milano e ci ha permesso di provare esperienze inedite ed eccitanti come l’aquaplaning sulla tangenziale di Pc e la parziale cecità su alcuni tratti dell’autostrada - quelli sprovvisti di asfalto drenante. Insomma nessuno ci avrebbe scommesso una cicca ma siamo arrivati sani salvi. Ed è stato bellissimo. Un weekend lungo di ammmore e ammmicizia come pochi.

E poi, il Summercase.
Non posso paragonarlo all’edizione del 2006, che ho trascorso insieme a una delle persone più importanti della mia vita. Non sarei obiettiva.
E anche il cartellone era quasi imbattibile: Daft Punk, Sigur Ros, Primal Scream (uno dei miei concerti preferiti di sempre), New Order, Super Furry Animals, Shout Out Louds, Spinto Band (e riguardandolo leggo anche Trabant! Li avessi conosciuti prima…), Two Gallants, Massive Attack, Fatboy Slim e via andare.
Però quando ho letto, per l’edizione di quest’anno, dell’accoppiata Arcade Fire e 2ManyDjs, ho fatto un salto sulla sedia di un metro e mezzo, ho avuto varie espressioni di tachicardia (sempre per il motivo di cui sopra non ho parlato), ho lanciato qualche urlo e ho prenotato tutto quanto. Già mi bastava.
E poi potevo contare su una compagnia d’eccellenza (a parte la Cloti grande assente giustificata e very missed): Fra, Robi, Pier e Angelo.
Sono tornata su quella spianata sul mare, dopo quello che mi aveva regalato l’anno prima e con il carico di ricordi e speranze che mi portavo dietro, con le pulsazioni sopra la media: e non sono (quasi) rimasta delusa. Non sto neanche a descrivere gli Arcade Fire, che avevo visto 2 giorni prima a Ferrara, sui quali è già stato scritto tutto quanto e anche di più, visto che l’essenziale non si può formalizzare in qualche riga. Chi mi ha visto lo sa, insomma.
I Flaming Lips spacconissimi, esaltantissimi, coriandolosissimi e molto elettrici, e Pier saprebbe raccontarlo con molto più fervore di me; i 2manydjs vagamente deludenti - sarà stato l’essere sotto a un tendone a 840° alle 5 del mattino dopo una giornata di concerti (particolare che preferirei non ricordare: il tendone SGOCCIOLAVA. Della condensa delle esalazioni della gente che c’era sotto. Iabò.), ma i più non hanno resistito… sotto lo stesso incandescente tendone i !!!, il cui successo era direttamente proporzionale al numero delle persone che nonostante la temperatura sculettavano senza pudore: tutti. Gli Air romanticamente prevedibili, gli Editors persi, i Bloc Party riconosciuti per quello che si sentiva dal prato su cui siamo tutti svenuti ad una certa ora, i Gossip abbandonati dopo 3 pezzi (di nuovo, il tendone non aiutava), i Kaiser Chiefs che, come se ci avessero sentiti, hanno aperto con Ogni giorno ti amo meno meno, ossia l’unica cosa che volevamo ascoltare, lasciandoci poi liberi di correre dagli LCD (l’avremmo fatto comunque). E poi Lily Allen in apertura, che ci ha veramente, veramente messo di buon umore, e alla fine i Chemical Brothers, ultimo live del Summercase 2007, che hanno rianimato mille mila persone distrutte dai due giorni facendole saltare sino alle 6 del mattino con un set clamoroso, dei visual giga sugli schermi, spade laser, raggi fotonici, una legna mai vista, pum pum pum eccetera. Quel che ci vuole, insomma.
L’anno prossimo il Summercase sarà il 18 e il 19 luglio, iniziate a segnarvelo.

E infine il Miami, a giugno. Più che per i concerti in sè, per l’affetto che c’era, gli abbracci, i prati, il sole e gli acquisti sconsiderati ai banchetti.

Poi.
Azzarderei, per il resto della lista, una suddivisione tra Dènsflor e Analogico. Anche perchè ho serie difficoltà a mettere i Justice nella stessa cesta dei Gonzo 48k, insomma.

Quindi parto dal DÈNSFLOR.
Al primo, inimitabile, inarrivabile posto metto i 2ManyDjs, il 13 gennaio al Maffia, per i quali ho saltato 4 ore senza fermarmi su dei tacchi altissimi senza sentire il minimo fastidio - e mi sembra indicativo.
Poi i Justice all’Amnesia, il 9 maggio - il GRANDE 9 maggio: il giorno dopo ho vomitato 4 volte, a lavoro. E non è per fare la giovane che si bulla delle sbronze, ma per dire che forse l’oggettività del mio giudizio potrebbe essere stata inibita. Nonostante questo ho ricordi ben precisi della serata e se la Cloud che balla sul cubo può voler dire qualcosa, allora può solo essere una serata riuscita.
Al terzo posto i Goose ai Magazzini, qualche settimana fa. Eccezionali. Li aspettavo da quando li avevo intercettati solo per un paio di canzoni a una festa l’anno scorso, e mi avevano veramente colpito.
Poi i Digitalism all’Hollywood (cos’era, ottobre? novembre?), che possiamo anche ricordare come primo, traumatizzante ingresso del caro Mirko nel mondo delle piste da ballo, e a parimerito i Bloody Beetroots, che son sempre una bomba, all’Assab One per Qoob in novembre.
Ed ancora i 2manydjs sono stati molto, molto ok anche il 29 novembre all’Alcatraz (e con i Soulwax, che abbiamo perso); i Digitalism non troppo, invece, e men che meno il giorno dopo al Vox.
E ultimi, ma solo cronologicamente, ancora i Justice (con i Bloody Beetroots) ai Magazzini il 12 dicembre, tanto attesi e sempre apprezzati, una sicurezza insomma.
So che sembra un elenco più che una classifica ma bisogna riconoscere che il 2007 ci ha regalato dei grassissimi momenti di dènsflor e bisogna ricordarli con affetto!
E sicuramente me ne sto scordando.

Passando all’analogico, in cima posso solo mettere, com’è intuibile, Piazza Castello a Ferrara l’11 luglio, non ripeto chi. Aspettavo quel concerto da troppo tempo, avrei voluto assistervi accanto a una persona che non c’era, o forse c’era, ma non era con me. Quindi forse mi è servito per esorcizzare, non so. Insomma, era una serata vagamente importante per me.

Ricordo con giuoia infinita il megashow di Giustino ad Assago, uno sfizio che dovevo togliermi. Ed è stato bellissimo, il 28 luglio, fare mille mila chilometri insieme alla Sassuolo crew per raggiungere l’Hana-bi a Marina di Ravenna, per mangiare piadine, bere cose estive e ghiacciate, saltare e ballare un sacco sulla sabbia con gli I’m From Barcelona che facevano il loro casino.
E i !!! all’Estragon, per quanto abbiamo ballato.

Non segnalo, ma sono ovvi, tutti i concerti dei K-store e dei Les Fauves. E anche quei due o tre dei Toys Orchestra, degli Ex-Otago e dei Gonzo 48k che ho visto.

E poi un altro migliaio di concerti che non nomino, ma a cui ho voluto bene, e altre cose che non ricordo.
Ho finito, potete respirare.

L’ultimo arrivato # 2

Novembre 16, 2007

No, non ha fatto una cover di Umbrella (ma non è detta l’ultima parola).
E, purtroppo, non ha neanche un gabbiano impagliato ad accompagnare le sue performance (ma anche qui, non ci giurerei).
Fatto sta che è svedese, pure lui.

Boy Omega sarà al Vibra della nostra(mia) bene(male)amata Modena, domani sabato 17 novembre 2007.

La notizia la leggo oggi sul sito del locale stesso, fiducioso di trovare una qualche interessante novità che mi possa scrollare di dosso, come è avvenuto egregiamente nelle ultime settimane (e negli ultimi anni ing enerale) la fatica o meglio l’apatia forzata della settimana. Perchè il Vibra non è l’Oasis, come qualcuno ha giustamente detto, ma almeno è qualcosa, e ci si conosce tutti.
E guarda te chi trovo? questo baldo giuovine (inizio a usare espressioni Gaiesche, e me ne preoccupo) che non conosco, con all’attivo ben 3 album, e che alla prima traccia ascoltata mi lascia già come un bambino quando dal pullman della colonia estiva inizia a intravedere le montagne russe di Mirabilandia.
Subito mi è venuto in mente Bright eyes,e forse un pizzico di Ed Harcourt, ma è troppo presto per giudicare.

Saluti